Il Mulino di Sopra (Mulino Raggi)
Certamente uno dei luoghi suggestivi e storici più interessanti di Corno Giovine.
Attiguo alla roggia Guardalobbia, questo opificio ha funzionato sino ai primi anni settanta del secolo appena passato.
Edificato ai primi del 1800 sulla spinta delle grandi innovazioni agricole che andavano a fare del Lodigiano una
delle aree produttive più importanti di Lombardia , appartenne per lunghissimo tempo alla famiglia Ferrari, che gestiva
diverse proprietà agricole attorno al paese.
Sicuramente è stato al servizio della produzione cerealicola di queste cascine, per macinare e produrre farina agli abitanti
del borgo.
Ai primi del 1900 la proprietà risultava del sig. Battista Ferrari, mentre l'attività di mugnaio la esercitava
la famiglia Baiocchi, che deteneva l'immobile in affitto.
Allora il mulino era provvisto di grande ruota esterna che, con il passaggio forzato dell'acqua, azionava le macine ed i
macchinari posti all'interno.
All'inizio degli anni trenta la ruota venne tolta per meglio sistemarvi una ruota orizzontale a tazze (turbina)
in grado di sfruttare meglio la forza idrica e quindi di produrre più energia per i macchinari.
Una parte dell'edificio venne affittata alla famiglia Raggi, coltivatore diretto di Corno Giovine, pur mantenendo alcuni
ambienti come residenza dei mugnai.
Ai Boiocchi, (il padre Cristoforo detto "Tofu" ed il figlio Piero detto "Pieru"), subentrarono i Riboni di Maleo, che
mantennero sempre la loro residenza in paese, recandosi quotidianamente al mulino per i lavori.
Terminata la grande stagione dei mulini e dismessa l'attività, l'opificio venne chiuso, conservando comunque gli interni e
parte delle antiche macchine.
Solo in anni recenti la famiglia Raggi ha potuto riscattare la proprietà del mulino, un luogo affettivo non solo per la
propria vicenda famigliare, ma anche per la storia del paese .
Oggi il mulino, sapientemente e amorevolmente conservato da Vittorio Raggi e sua moglie, si presenta in tutta la sua
splendida architettura, intessuta delle antiche parti rimaste e dello scenario vivente del carro trainato dal cavallo,
come un'irripetibile immagine di inizio 1900 che desta nel visitatore una sognante galoppata storica alle radici della
civiltà contadina lodigiana.
