Rispettiamo L'Ambiente
La mia esperienza amministrativa di questi anni, mi ha portato a constatare quanto sia confusa la politica
in merito all'ambiente circostante i corsi d'acqua, confusione generata soprattutto dal fatto che esistano troppi Enti che possono o
devono occuparsi di questi aspetti.
All'origine del problema sta il peggior vizio della politica italiana: produrre troppe leggi (scritte a volte con il solito linguaggio
ambiguo o incomprensibile) e non abrogare quelle vecchie.
In questa confusione generale si creano incompetenze e spesso sovrapposizioni di competenze delle istituzioni o loro totale assenza.
Il risultato è che oggi la nostra Pianura Padana è notoriamente uno dei luoghi più inquinati al mondo e il Po,
nonostante abbia visto migliorare la qualità delle sue acque a partire dagli anni 2.000, ha mostrato la sua vulnerabilità
in occasione dello sversamento degli idrocarburi nel mese di febbraio.
Attorno ai corsi d'acqua maggiori come il Po oggi troviamo che hanno competenze i seguenti Enti: Regione, Arni, Aipo, Provincia,
Consorzi di Bonifica, Comuni.
Ho personalmente sperimentato che a volte le persone di un ente non conoscono esattamente le loro competenze e a volte neanche
tanto bene gli altri Enti.
Devo subito dire che per quanto riguarda la sicurezza degli argini del Po l'AIPO si dimostri operativo e, nonostante qualche ritardo
(di cui non so fino a che punto sia direttamente responsabile o a sua volta subėto da altri Enti), è intervenuto e sta
intervenendo con lavori importanti e ben fatti anche nel tratto lodigiano del Po.
Constato con piacere che si è ormai affermato a tutti i livelli politico istituzionali un nuovo modo di vedere i corsi d'acqua.
Da un lato la loro sicurezza la si considera come pre-requisito importante e imprescindibile e dall'altro giustamente si iniziano a
vedere i corsi d'acqua e i territori ad essi limitrofi, compresi gli argini, come luoghi di grande attrattiva ambientale: si vuole
riscoprire la navigazione sui fiumi, si vuole tutelare l'ambiente cosė ricco di biodiversità e infine si vuole poter fruire di
questi spazi, realizzando le apposite infrastrutture in particolare attracchi sul fiume e percorsi ciclo pedonali.
Ebbene, su questo nuovo modo di concepire gli ambiti fluviali cosė ampio e apprezzato da tutti, purtroppo nascono i problemi, dovuti
come dicevo all'inizio dalla confusione di competenze e soprattutto dalla mancanza di un'unica regia che identifichi con chiarezza gli
obiettivi che il territorio si è prefissato e che quindi chiami tutte le istituzioni ad uniformarsi nel tempo a quello che
risulta il progetto migliore e condiviso da tutti.
La situazione attuale del fiume Po è il risultato di quanto avvenuto nei decenni scorsi: in alcuni casi si sono sdemanializzati
territori lungo il fiume, in altri casi si è tacitamente consentito al taglio di tutta la vegetazione spontanea, permettendo
poi l'utilizzo dei terreni di golena ai fini produttivi agricoli.
Ora lungo il fiume troviamo la prevalente coltivazione del pioppo al posto degli alberi spontanei tipo il salice, pianta autoctona con
fitte radici che trattengono il terreno e contrastano l'erosione.
A differenza del salice autoctono e spontaneo, il pioppo viene invece piantato dopo profonde lavorazioni che espongono il terreno alle
erosioni, con il risultato che spesso vengono trascinati nel fiume piante intere o masse di ramaglie. Inoltre il pioppo deve essere
fertilizzato e trattato costantemente con gli adeguati agrofarmaci. Chiunque capisce che con i pioppeti si è generato un
agro-sistema semplificato, fragile, che non possiede più nulla di naturale ed è ben lontano dal costituire
quell'ecosistema naturale così ricco di specie animali e vegetali che esisteva prima di questo drastico intervento sui terreni.
Il paesaggio fluviale che tutti vediamo ora è un susseguirsi di prati e pioppeti lungo un fiume con ampi tratti di sponde
erose o trattenute da sassi ed altri manufatti.
Oltre quindi a questa forte menomazione paesaggistica ed ambientale, difficilmente reversibile, in questo momento esistono anche
questi altri problemi:
• la viabilità sugli argini
• la conservazione di quella vegetazione spontanea che ha in certi tratti colonizzato gli argini e i terreni golenali dei corsi
d'acqua minori.
Le sommità arginali dovrebbero a mio parere diventare tutte percorribili esclusivamente da pedoni e ciclisti, vietando
tassativamente con cartelli e adeguati sbarramenti selettivi, l'accesso ai mezzi a motore. I soli mezzi a motore a cui dare
autorizzazione al transito dovrebbero essere: quelli di privati cittadini che hanno l'argine come unico collegamento stradale e tutti
i mezzi di emergenza (protezione civile, ambulanze ecc.). In questo momento troviamo invece situazioni in cui viene vietato l'accesso
anche ai ciclisti e situazioni ancora "selvagge" in cui passa qualsiasi mezzo a motore.
Per quanto riguarda i corsi d'acqua minori, la cui pericolosità si è rivelata assolutamente trascurabile per non dire
certamente nulla, (visto che esistono dati storici i quali evidenziano come essi non abbiano mai creato problemi di alluvioni, anche
nei momenti maggiormente critici) mi sembra giusto affermare che:
• dal punto di vista paesaggistico caratterizzato il tipico territorio lodigiano, cosė ricco di acqua e di alberi lungo i corsi
d'acqua
• non creano come abbiamo detto problemi di sicurezza arginale
• ai loro lati si è assistito alla rinaturalizzazione dei terreni golenali ed arginali, ricreando in certe zone ambienti
di altissimo valore ecologico, con ricomparsa di una buona biodiversità.
In base a queste considerazioni dico che gli interventi di Polizia Idraulica (oggi in capo ad AIPO) vadano di volta in volta valutati,
tenendo conto dell'aspetto ambientale come fattore prioritario, visto che la sicurezza idraulica in quei canali è già
assolutamente garantita dalla scarsa portata dell'acqua e dalla scarsissima velocità della corrente.
Su questi temi della viabilità e del rispetto della vegetazione, qualche passo avanti negli ultimi due anni è stato fatto.
Ad esempio, proprio a Corno Giovine l'AIPO è arrivata ad un accordo con l'Amministrazione Comunale per garantire il massimo
rispetto della vegetazione autoctona nei lavori di Polizia Idraulica lungo il canal Tosi o Gandiolo.
Molto però resta ancora da fare affinché si arrivi ad una situazione di chiarezza delle competenze e ad uno sfoltimento
delle norme in materia. Una normativa semplificata e chiara a tutti consentirebbe una fruizione piacevole, sicura e rispettosa
dell'ambiente da parte di tutti i cittadini e dall'altro lato la certezza della sanzione per coloro che intendono invece trasgredire
le norme.
Dopo questa esposizione spero che i cittadini di Corno Giovine comprendano meglio il contesto nel quale
si muove l'Amministrazione Comunale e, sapendo delle difficoltà, auspico che collaborino sempre di più con
l'Amministrazione, per tutelare e valorizzare il nostro amato territorio.
IL SINDACO
Paolo Belloni
